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Come cambia il lavoro: quali competenze possono essere automatizzate?

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Stanno arrivando. Anzi, no: i robot sono già qui e possono fare almeno la metà del lavoro che facciamo noi.

Un recente studio di McKinsey fa il punto sullo stato dell’arte della tecnologia e dell’impatto che sta avendo sul mondo del lavoro.

Robotica, Intelligenza artificiale, machine learning stanno cambiando il mondo in cui viviamo, ad un ritmo sempre più veloce. Se come consumatori possiamo soltanto essere felici delle innovazioni che ci aprono sempre nuovi spazi di possibilità o che rendono più facili attività un tempo complesse, come lavoratori dobbiamo invece preoccuparci: nella nostra società il lavoro è un elemento centrale, per la costruzione dell’identità e della realizzazione personale, ma anche per procurarci quello che ci serve per vivere e soddisfare le nostre necessità.

Quali lavori saranno svolti dalle macchine?

E quindi, quali lavoratori saranno sostituiti dalle macchine?

Molte professioni, ad esempio quelle prevalentemente fisiche nel settore manifatturiero, sono già automatizzate da decenni. Ma anche in settori in cui oggi ci sembra difficile, ad esempio la finanza o la cura degli altri, molte attività possono essere automatizzate.

Secondo McKinsey, infatti, la prima distinzione da fare riguarda le singole attività piuttosto che le professioni nel loro insieme: ogni lavoro è fatto da un insieme di attività diverse, che richiedono competenze diverse e che possono essere automatizzate in misura diversa.

La vendita al dettaglio, ad esempio, implica attività di raccolta e analisi di dati, di interazione con i clienti, di allestimento degli espositori della merce. Alcune di queste attività possono essere automatizzate più semplicemente di altre.

Questo significa che, almeno a breve termine, saranno pochi i lavori che verranno completamente automatizzati (secondo McKinsey, meno del 5%). Ma, nello stesso tempo, quasi tutti i lavori possono essere automatizzati in parte: circa la metà delle attività per cui oggi un lavoratore, anche di medio-alto livello e specializzato, viene pagato, potrà essere automatizzata entro il 2055, con un margine di errore di venti anni in più o in meno.

La previsione è che il cambiamento potrà essere (o apparire) lento a livello dei macro settori industriali, ma potrà anche essere molto veloce ad un livello micro, per quei lavoratori i cui compiti saranno automatizzati o per le aziende i cui settori saranno travolti da competitori che hanno adottato maggiori livelli di automatizzazione.

La maggior parte di noi si troverà a lavorare accanto ad una o più macchine e, quindi, sarà costretta cambiare una parte significativa del proprio modo di lavorare.

Quali attività e quali competenze possono, già oggi, essere automatizzate?

Vediamo adesso quali sono le attività possono essere automatizzate con la tecnologia corrente e che quindi saranno verosimilmente le prime a subire questo processo.

È una riflessione importante, perché ci consente anche di individuare quali sono le competenze sulle quali noi umani disponiamo ancora di un vantaggio competitivo rispetto alle macchine; le competenze per le quali le aziende continueranno ad investire sugli umani e quindi quelle su cui anche i lavoratori devono investire, in termini di formazione e sviluppo personale.

McKinsey individua 7 tipologie di attività, comuni a tutti i lavori.

  1. Attività fisiche prevedibili: tutti i compiti manuali o operativi o che implicano l’azionamento di macchinari, più o meno ripetivi o comunque svolti in ambienti prevedibili.
  2. Analisi dei dati
  3. Raccolta dei dati
  4. Attività fisiche non prevedibili: compiti manuali o di razionamento di macchinari, ma svolti in contesti non prevedibili.
  5. Relazionali: attività che prevedono l’interazione e la relazione con i vari portatori di interessi, inclusi i clienti.
  6. Expertise: attività che prevedono l’applicazione di expertise ai processi decisionali, di pianificazione o a compiti creativi.
  7. Manageriali: attività relative alla gestione e allo sviluppo delle persone.

MGI-A-future-that-works_Full-report.pdf (pagina 52 di 148)

I primi tre gruppi di compiti possono essere quasi del tutto automatizzati con la tecnologia attuale e rappresentano mediamente il 51% percento del totale delle ore lavorative (negli U.S.A.). Analizzando i diversi settori, queste attività coprono il 73% delle ore lavorative nel settore alimentare, il 33% nella cura degli altri, il 12% nel settore delle costruzioni, il 51% nei trasporti, il 64% nel lavoro di ufficio, il 63% nel settore manifatturiero, il 52% nelle vendite, il 20% nel management.

MGI-A-future-that-works_Full-report.pdf (pagina 51 di 148)

Passiamo alle competenze e vediamo in quali, già oggi, le macchine riescono a raggiungere gli stessi livelli di performance degli umani.

McKinsey individua 5 ambiti di competenza e 18 capacità, per ognuna di esse ha comparato il livello di performance raggiunto dalla macchine con quello raggiungo dagli umani e verificato a che livello sono le macchine: brave quanto gli umani più bravi (box verde nell’immagine qui sotto), quanto gli umani medi (box giallo) o inferiori alla media degli umani (box rosso).

MGI-A-future-that-works_Full-report.pdf (pagina 45 di 148)

Le macchine sono capaci quanto gli umani più bravi in 5 competenze, in altre 4 hanno performance medie, mentre in 9 raggiungono risultati inferiori alla media degli umani. Le competenze in cui gli umani detengono ancora un vantaggio competitivo sono sostanzialmente quelle che hanno a che fare con la creatività e con la relazione con gli altri: la generazione di nuovi pattern o categorie; il ragionamento logico e il problem solving; la creatività; la capacità di coordinare attività di gruppo; la comprensione del linguaggio naturale; l’identificazione di stati emotivi e sociali; il ragionamento emotivo e sociale; la produzione output emotivamente appropriati; la mobilità.

In conclusione

La conclusione del rapporto di McKinsey è ottimista: la previsione è che gli umani saranno ancora necessari – almeno per qualche altro decennio – nella forza lavoro.

A patto, però, di imparare a cooperare con le macchine.

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By | 2017-04-11T05:10:44+00:00 mercoledì 1 marzo 2017|Generale|0 Comments

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