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Juventus-Milan e perché chi protesta con l’arbitro danneggia soprattutto sé stesso. I rigori visti da un Coach.

  • Dal calcio alla crescita personale

Possiamo trasformare le proteste per un calcio di rigore dato o non dato in una occasione di crescita personale? Cosa può insegnarci il coaching, al riguardo?

L’algoritmo di Facebook, stamattina, ha selezionato per me una serie di post e commenti sulle ennesime proteste per un rigore assegnato alla Juventus nella partita di ieri sera contro il Milan. Probabilmente, sarà successo lo stesso con molti di voi.

Non entro nel merito della polemica, perché non sono un esperto di calcio, perché sarei parziale, ma soprattutto perché non mi interessa. Però penso sia uno spunto utile per parlare di crescita personale e di come il modo in cui guardiamo il mondo influenza ciò che siamo e ciò che possiamo essere.

Prima però consentitemi di parlarvi brevemente di 3 concetti di coaching, che ci servono per trasformare un calcio di rigore in una occasione di crescita.

1. L’atteggiamento mentale

Uno degli strumenti con cui un coach può aiutare il proprio cliente a migliorare sé stesso per raggiungere i propri obiettivi è lo sviluppo di un atteggiamento mentale orientato alla crescita (in inglese, growth mindset): ossia l’essere convinti che la concentrazione e la determinazione consentono di raggiungere, più o meno, qualsiasi risultato, perché il talento e le abilità non sono fissi, ma possono, anch’essi, essere sviluppati.

2. Il modo in cui ci spieghiamo il mondo

Uno degli ostacoli allo sviluppo di una spiccata growth mindset sono le attribuzioni casuali: le spiegazioni che ci diamo per le cose che ci accadono.

Alcuni di noi hanno la tendenza ad attribuire a sé stessi le cause di ciò che gli accade (“sono stato bravo” o “è colpa mia”). Altri, invece, attribuiscono le cause all’esterno (“sono stato fortunato” o “ce l’hanno con me”).

Di solito, l’attribuzione interna è molto utile quando siamo di fronte ad un successo, perché migliora la nostra autostima e ci fa sentire più bravi e pronti ad affrontare anche problemi più difficili. Per lo stesso motivo, l’attribuzione esterna è molto utile in caso di fallimento, perché ci consente di proteggere la nostra autostima. A pattò però che la causa esterna sia vista come temporanea e modificabile.

3. Il modo in cui guardiamo il mondo

Il terzo aspetto è la consapevolezza di quello che ci accade intorno e di quello che accade dentro di noi. Senza consapevolezza, nessun percorso di crescita personale può esistere, perché siamo in grado di controllare soltanto ciò di cui siamo consapevoli. E ciò di cui siamo consapevoli dipende da cosa e con quali occhi guardiamo ciò che accade attorno e dentro di noi.

Cosa c’entrano Juventus e Milan e il calcio di rigore?

C’entrano, perché una partita di calcio, come quasi ogni altro aspetto della nostra vita, è il risultato di una lunghissima sequenza di eventi, a loro volta frutto di una moltitudine di fattori: ogni tiro, ogni passaggio, ogni movimento dei giocatori, le decisioni degli arbitri, lo stato del terreno del terreno gioco, la pioggia o il vento, il comportamento del pubblico, le abilità e le motivazioni dei calciatori, il discorso che l’allenatore ha fatto poco prima di entrare in campo… sono tutti episodi o fattori che influenzano ciò succede in campo e determinano l’esito della partita.

A quali di questi fattori decidiamo di guardare e cosa ne facciamo di ciò che vediamo?

Se guardiamo agli episodi in cui abbiamo commesso degli errori, possiamo lavorare su di noi per non commetterli nella prossima partita.

Se guardiamo agli episodi in cui, anche se abbiamo perso, siamo stati bravi, possiamo lavorare su di noi per migliorare ancora e far sì che la prossima volta quegli episodi siano di più e ci portino al successo.

Se guardiamo agli episodi in cui i nostri avversari sono stati più bravi, possiamo lavorare per diventare bravi quanto loro, o meglio.

Ma se guardiamo agli episodi in cui, secondo noi, l’arbitro ci ha danneggiato e siamo convinti l’arbitro fosse corrotto o psicologicamente succube del nostro avversario… beh, non possiamo fare niente per migliorarci e abbiamo perso un’ottima occasione per crescere.

 


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By | 2017-04-11T05:10:44+00:00 sabato 11 marzo 2017|Coaching|2 Comments

2 Comments

  1. Peter 11 marzo 2017 at 6:27 pm - Reply

    Ottima metafora ed eccellente insegnamento.

    • Pietro 11 marzo 2017 at 7:06 pm - Reply

      Grazie Peter!

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