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Cos’è il Coaching e perché potrebbe essere utile anche a te

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Il Coaching va di moda. Business Coach, Life Coach, Mental Coach, Motivatori… su Facebook e altri social network fioriscono pagine e profili di decine di coach ed esperti di sviluppo personale.

Noi psicologi li guardiamo con un po’ di diffidenza, come se ci rubassero un po’ di lavoro, ma sbagliamo. Semmai, ne stanno creando di più.

Perché oltre ad essere di moda, il coaching è anche utile.

Già da alcuni anni, oltre che come formatore e consulente, lavoro come coach, sia con privati che con aziende. I risultati che sono riuscito ad ottenere sono una delle maggiori soddisfazioni che ho avuto nella mia carriera professionale. O meglio, i risultati che i miei clienti sono riusciti ad ottenere sono una delle migliori soddisfazioni della mia carriera.

Perché il coaching è questo, è aiutare altre persone a raggiungere i loro obiettivi.

Cos’è il coaching

Il coaching è nato negli anni 70 nel mondo del tennis. Gallwey, educatore e tennista esperto pubblicò un libro, Il gioco interiore del tennis, nel quale affermava due cose:

  1. l’avversario più temibile è quello che si ha dentro di sé, non il rivale dall’altra parte del campo;
  2. un bravo allenatore deve aiutare il proprio allievo a liberarsi degli ostacoli interiori che ne limitano la capacità di apprendere e giocare.

Questa è l’essenza del coaching: liberare il potenziale delle persone per migliorare le loro prestazioni.

Dallo sport, il coaching si è diffuso nelle aziende, soprattutto per aiutare i manager, e poi nella vita di ogni giorno, per aiutare ciascuno di noi ad ottenere ciò che vogliamo e può farci stare meglio.

A chi serve il coaching

Potenzialmente, a tutti.

Se abbiamo la necessità di acquisire competenze specifiche o specializzate, dobbiamo rivolgerci ad un formatore, seguire un corso o acquistare e leggere libri specifici. Ad esempio per imparare una lingua straniera o diventare chef o esperti in programmazione.

Ma in molti altri casi, forse addirittura nella maggior parte dei casi, abbiamo già le risorse e le competenze necessarie, solo che non ne siamo consapevoli o non riusciamo a mobilitarle in maniera adeguata.

Un manager o un capo intermedio di una azienda che vuole ottenere una promozione; un freelance o un libero professionista che vuole ottenere risultati migliori; uno studente universitario che ha già dato buona parte delle materie ma non riesce velocizzare il completamento del percorso di studi; un uomo o una donna che vuole migliorare il proprio comportamento in uno specifico ambito, per stare meglio ed essere più felice; una dieta da portare a termine, uno sport da praticare con costanza…

Queste persone non hanno bisogno di qualcuno che gli insegni come si fa il manager o come si studia, ma possono trovare molto utile farsi supportare da qualcuno che li aiuti a dare il meglio di sè.

Imparare a camminare

Una metafora che mi piace molto è imparare a camminare.

Nessuno ci ha insegnato a camminare. Abbiamo imparato naturalmente, man mano che il nostro cervello e il nostro corpo si sono sviluppati e l’hanno reso possibile. I primi movimenti volontari della testa, poi degli arti superiori, poi abbiamo iniziato a gattonare, ad alzarci in piedi, a muovere i primi passi… finché non abbiamo iniziato a correre.

Eppure, non abbiamo imparato da soli: c’è stato qualcuno che ci aiutato. Che ci ha messo sul pavimento un piccolo gioco da raggiungere gattonando. Che ci ha fermato prima di cadere dal letto. Che quando ci siamo messi in piedi per la prima volta, ha allargato le braccia e ci ha detto “vieni!”. Che ci teneva d’occhio quando abbiamo iniziato a scorrazzare nel giardino e che controllava che non ci fossimo fatti troppo male la prima volta che siamo caduti.

Nessuno ci ha insegnato a camminare, ma qualcuno ci ha aiutato ad imparare a farlo. Cioè ci ha messo nelle condizioni di sviluppare le nostre capacità.

Ecco, il coaching è questo.

Il coach non è un “guru”

Il coach non è un guru che ci svela chissà quale segreto o formula miracolosa per diventare bravi, belli e ricchi: non esistono formule miracolose, non fatevi fregare. Non importa quanto certi presunti guru siano convincenti nei loro video su Facebook, il più delle volte sono più interessati ai vostri soldi che al vostro benessere.

Il coach è un professionista che ci aiuta acquisire maggiore consapevolezza delle nostre potenzialità, delle possibilità e delle difficoltà esterne e dei nostri ostacoli interiori: quelle credenze, quelle convinzioni, quelle modalità di sperimentare le emozioni e reagire alle situazioni che, per qualche motivo, ci impediscono di diventare ciò che vogliamo essere e, soprattutto, ciò che possiamo essere. E che ci supporta nell’assunzione di responsabilità delle nostre azioni, dei nostri comportamenti, delle nostre decisioni, orientandole verso il raggiungimento di un obiettivo.

Com’è fatto un percorso di coaching

Un percorso di coaching è un ciclo di incontri, il cui numero viene concordato tra il coach e il cliente (il coachee) in funzione dell’obiettivo da raggiungere.

Di solito, ci si incontra nello studio del coach, ma si può fare coaching anche passeggiando in un parco o in video conferenza.

Nel corso di questi incontri, il coach ci fa delle domande e tutto quello che dobbiamo fare è guardare dentro di noi e rispondere.

Grazie a queste domande, il coach ci aiuta a mettere a fuoco l’obiettivo che vogliamo raggiungere: È davvero ciò che voglio? Mi farà stare meglio? È realizzabile? Di quanto tempo ho bisogno? Come mi accorgerò di averlo raggiunto?

Ma soprattutto, cosa devo fare per raggiungerlo davvero? Quali decisioni devo prendere e come? Da dove è meglio iniziare? Come faccio ad essere sicuro di essere sulla strada giusta? Quali azioni devo compiere? Quali comportamenti devo mettere in atto?

Attenzione, il coach ci farà le domande, ma non ci darà le risposte: ci aiuterà a trovarle dentro di noi o nel nostro ambiente.

Il coach deve essere uno psicologo?

Sì e no.

Molti bravi coach non sono psicologi. In Italia ci sono diverse associazioni o altre tipologie di enti che offrono dei corsi di coaching e rilasciano i relativi attestati di frequenza. Così come ci sono associazioni di categoria alle quali tutti i coach possono iscriversi.

Questi corsi sono fondamentalmente aperti a tutti: laureati delle più svariate discipline, diplomati… spesso molti di coloro che li frequentano hanno avuto esperienze lavorative a contatto con le persone o in cui era centrale lo sviluppo di sé e degli altri: come ex manager o sportivi; oppure hanno particolari abilità comunicative, come venditori o esperti di comunicazione.

I fondamenti teorici e pratici delle tecniche di coaching sono però psicologici. Nel senso che sono stati teorizzati e sperimentati da psicologi e poi applicati dai coach.

Un coach lavora sulla consapevolezza di sé, sulla motivazione, sulla rappresentazione cognitiva dei problemi, sulle tecniche di presa delle decisioni, sulle emozioni… sono tutti costrutti psicologici.

Nel complesso, tra le tecniche psicologiche, il coaching è una di quelle relativamente più semplici e può essere appresa ed utilizzata sufficientemente bene anche da chi psicologo non è.

Però è importante fare attenzione.

Il nostro benessere psicofisico è la cosa più importante che abbiamo ed uno dei fattori più importanti tra quelli che determinano la qualità della nostra vita.

Quando ci rivogliamo ad un coach, stiamo mettendo nelle sue mani una parte importante di noi, del nostro benessere, della nostra felicità. È fondamentale essere sicuri che ci si sta affidando ad un professionista esperto e responsabile, che sappia farsi carico della nostra richiesta e di garantirci, nei limiti del possibile, il soddisfacimento delle nostre aspettative, attraverso l’applicazione di tecniche la cui validità è comprovata scientificamente.

Un coach psicologo non soltanto padroneggia le tecniche di coaching ma è anche in grado di valutare se il coaching è davvero ciò che ci serve e di utilizzare altre tecniche di supporto psicologico, nel caso in cui le ritenga utili per risolvere il problema del proprio cliente.

Noi psicologi abbiamo un codice deontologico, al quale teniamo molto.

Non osservare il codice deontologico comporta la sospensione o la radiazione dall’Ordine degli Psicologi e di conseguenza l’impossibilità di esercitare la nostra professione.

Il nostro codice deontologico ci obbliga ad essere consapevoli della responsabilità che abbiamo quando interveniamo nella vita di altre persone; a rispettare e salvaguardare la dignità, il diritto alla riservatezza, all’autodeterminazione ed all’autonomia di coloro che si avvalgono delle nostre prestazioni; a mantenere un livello adeguato di preparazione professionale e ad aggiornarci; a riconoscere i limiti della nostra competenza e ad usare metodologie delle quali siamo in grado di indicare le fonti ed i riferimenti scientifici, senza suscitare aspettative infondate.

La mia opinione è che uno psicologo esperto di coaching offra maggiori garanzie rispetto ad un coach non psicologo, per quanto bravo possa essere quest’ultimo.

Il coach deve essere certificato?

In generale, è meglio una qualche forma di “certificazione”, perché significa che ha almeno seguito un corso e quindi è in possesso di determinate conoscenze, competenze e abilità. La questione però merita di essere approfondita, soprattutto per utilizzare la parola “certificazione” con cognizione di causa.

Molte scuole di coaching rilasciano una “certificazione” che altro non è se non un attestato di partecipazione ai corsi tenuti dalla scuola stessa e del superamento di eventuali esami interni. Questo attestato non ha alcun valore legale, ma soltanto “commerciale”, basato sulla reputazione della scuola. Cioè è tanto valido quanto è ritenuta buona la scuola che lo ha rilasciato.

Il termine certificazione, nel nostro paese, viene adoperato correttamente solo quando si fa riferimento alla certificazione di conformità ad una norma tecnica effettuata da un ente terzo accreditato da ACCREDIA, l’Ente unico nazionale designato dal Governo italiano ad attestare che gli organismi di certificazione ed ispezione abbiano le competenze per valutare la conformità dei prodotti, dei processi e dei sistemi agli standard di riferimento.

Per fare un esempio, tutti abbiamo sicuramente sentito parlare almeno una volta nella nostra vita della certificazione dei sistemi di qualità ai sensi della norma UNI EN ISO 9001:2008 e adesso del 2015.

Oltre ai sistemi, possono essere certificate anche specifiche figure professionali: dal coordinatore della saldatura (UNI EN ISO 14731) al project manager (UNI ISO 21500).

Per quanto riguarda il coaching, al momento è stata pubblicata la norma UNI 11601:2015 “Coaching: definizione, classificazione, caratteristiche e requisiti del servizio”. Mentre è in fase di inchiesta pubblica preliminare la norma UNI1601326 “Attività professionali non regolamentate – Coach – Requisiti di conoscenza, abilità e competenza”, che definirà ulteriormente i confini della professione.

In ogni caso è bene ricordare che chi vende un corso di coaching può rilasciare un attestato ed è improprio chiamarlo certificazione. Soltanto gli enti terzi possono rilasciare certificazioni.

Il coaching è PNL?

No. Molti coach fanno riferimento alla teoria cosiddetta della Programmazione Neuro Linguistica (conosciuta anche PNL o NLP).

La PNL è una pseudoscienza, cioè un insieme di teorie e di affermazioni che sembrano scienza, ma non lo sono, nel senso che non se ne è mai dimostrata scientificamente la validità.

Le testimonianze di efficacia delle tecniche di PNL nell’ambito del coaching sono di natura aneddotica, cioè raccontate da chi le ha vissute, ma gli studi scientifici che sono stati condotti per dimostrare che la PNL è in grado di produrre risultati sistematici (cioè dimostrare che una certa tecnica consente di ottenere un certo risultato in una certa percentuale di casi) hanno finora sempre dato esito negativo.

Studi simili condotti su tecniche psicologiche basate sulle teorie cognitivo-comportamentali o sulla psicologia positiva hanno invece dato esiti positivi.

La natura vaga della PNL, in quanto pseudoscienza, ha fatto sì che al suo interno confluissero anche pezzi di altre teorie scientifiche, che per questo motivo possono essere efficaci.

In ogni caso, la mia opinione è che sarebbe più corretto ricondurre tali tecniche ai rispettivi ambiti di provenienza e non metterle sotto l’ombrello della PNL, nonostante questa riscontri tutt’ora un discreto successo commerciale nel settore del coaching e dell’auto-aiuto in generale.

Link:

Timothy W. Gallwey – Il gioco interiore del tennis

John Whitmore – Coaching

Codice Deontologico degli Psicologi

ACCREDIA

UNI 11601:2015

UNI 1601326

Le bufale della PNL – Wired

 


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By | 2017-05-17T14:25:57+00:00 mercoledì 17 maggio 2017|Coaching|0 Comments

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