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Aprire o chiudere i porti?

  • Salvezza, il graphic novel di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso

Perché l’odissea dell’Aquarius ci sta dilaniando e cosa potremmo fare anziché insultarci a vicenda, secondo la psicologia morale.

Cosa sta succedendo

L’Aquarius, nave per il salvataggio dei migranti gestita congiuntamente dalle ong SOS Méditerranée e Medici Senza Frontiere, tra sabato 9 e domenica 10 giugno 2018 ha recuperato in mare 629 persone, tra cui 123 minori e 7 donne incinte. Il governo italiano ha negato all’Aquarius il permesso di sbarco nei porti italiani. Dopo alcune ore di grave incertezza, dovute anche al fatto che l’Aquarius avesse a disposizione viveri per sole 48 ore, l’intervento del governo spagnolo ha risolto la situazione di crisi, offrendo ospitalità ai passeggeri dell’Aquarius, che saranno quindi accompagnati a Valencia.

L’Italia già da qualche anno ha inasprito le proprie politiche sull’accoglienza dei migranti, stringendo degli accordi con la Guardia costiera libica e altre milizie che hanno limitato il numero di sbarchi ma probabilmente hanno anche aumentato il numero di persone detenute in quelli che di fatto sono campi di concentramento in terra libica.

La decisione di chiudere i porti e l’immagine di una nave piena di migranti impossibilitata ad attraccare nonostante avesse a disposizione viveri per sole 48 ore, però, è stata un gesto di forte impatto simbolico e ha rappresentato un deciso salto di qualità verso una maggiore intransigenza e insensibilità nei confronti dell’olocausto che da alcuni anni si consuma nel Mediterraneo. Inoltre, è stato uno dei primi atti formali del nuovo e controverso governo, fortemente osteggiato dall’opposizione anche a causa delle sue posizioni rispetto al fenomeno migratorio e in generale al tema dei diritti civili e della lotta alle discriminazioni.

Sebbene l’opinione pubblica sia ormai da anni sempre più polarizzata su quasi tutti gli argomenti, lo scontro tra i sostenitori del governo e dell’opposizione ha raggiunto, in questi giorni, livelli che raramente si erano visti, con accuse reciproche, insulti di buonismo ipocrita da un lato e di vergognoso razzismo dall’altra, toni da guerra civile e appelli alla resistenza.

La psicologia morale

Com’è possibile che anche persone che normalmente si comportano in maniera ragionevole possano poi ritrovarsi su posizioni così distanti, contrapposte e ostili le une alle altre? Possiamo usare la psicologia per cercare di capire meglio cosa ci sta succedendo e trovare un modo per andare oltre?

Copertina del libro Menti Tribali di Jonathan Haidt

Menti Tribali di Jonathan Haidt

Lo psicologo americano Jonathan Haidt è uno dei maggiori esperti di psicologia morale e da anni studia il modo in cui formiamo i giudizi morali alla base del nostro agire nella società. Il suo ultimo libro è “Menti Tribali – Perché le brave persone si dividono su politica e religione”.

Secondo Haidt, per comprendere gli aspetti psicologici alla base dell’agire morale, bisogna tenere in considerazione soprattutto tre aspetti:

1. Il giudizio morale è intuitivo

La formazione di un giudizio morale è principalmente intuitiva e basata sui 6 intuizioni fondamentali (vedi sotto). Soltanto in un secondo momento l’intuizione viene razionalizzata, cioè ancorata a ragionamenti, analisi e dati di fatto che ne danno una spiegazione o cercano di dimostrarne la solidità e/o la necessità (vedi anche questo articolo).

2. Esistono sei intuizioni morali fondamentali

Le sei intuizioni fondamentali sulle quali basiamo il nostro giudizio morale sono:

Cura: Avere cura degli altri, in opposizione a fare del male ad altre persone. Questo fondamentale è basato sul nostro essere mammiferi, cioè animali programmati per essere sensibili ai segnali di sofferenza dei propri cuccioli. Negli umani, più che nelle altre specie, questa sensibilità si è estesa oltre la relazione madre-bambino e include anche altri individui che vengono percepiti come in stato di bisogno.

Giustizia e reciprocità: Rispetto reciproco delle regole di giustizia tra i membri di un gruppo, in opposizione a imbrogliare o approfittare degli altri. Il senso di giustizia può essere declinato in uguaglianza (tutti devono avere la stessa quantità di un bene) o in proporzionalità (ognuno deve avere una ricompensa commisurata alle proprie azioni).

Lealtà e appartenenza: Schierarsi con il proprio gruppo (o famiglia o nazione), in opposizione a tradire il proprio gruppo. Questo fondamentale è basato sulla storia evolutiva della nostra specie, durante la quale è stato fondamentale per la nostra sopravvivenza appartenere ad un gruppo, sapendo di potersi fidare della lealtà e della cooperatività degli altri membri e di dover diffidare dei membri di gruppi rivali.

Autorità e rispetto: Rispettare la tradizione e l’autorità, in opposizione a ribellarsi ad esse. Anche questa intuizione fondamentale ha preso forma dalla lunga esperienza del vivere in società caratterizzate da gerarchie basate sulla deferenza volontario verso l’autorità.

Purezza e santità: Aborrire cose, cibi e azioni disgustose e perseguire la purezza, in opposizione al degrado fisico e morale. Questa intuizione è basata sull’emozione del disgusto, che ha svolto una funzione evolutiva fondamentale nel proteggerci dal rischio, connesso al nostro essere onnivori, di ingerire cibi tossici e che si è estesa a qualunque fattore potesse essere percepito come in grado di contaminare o corrompere il corpo, la società, l’ordine morale.

Libertà: Libertà, in opposizione ad oppressione. Questa dimensione riguarda i sentimenti di resistenza e risentimento verso chi esercita un dominio nei propri confronti.

3. La morale ha una funzione sociale

Secondo Haidt, la condivisione di valori morali è alla base della costituzione di un gruppo.

Utilizzando ancora una volta una prospettiva evolutiva, infatti, Haidt rileva che i gruppi più coesi hanno sopraffatto i gruppi che lo sono meno. Tra i meccanismi alla base della coesione vi è quello di sacralizzare uno o più valori e esecrare il non-valore corrispondente (ad esempio, prendersi cura di chi ha bisogno è considerato sacro, di conseguenza il razzismo è esecrato).

La sacralità dei valori morali viene espressa attraverso riti che prevedono sequenze di movimenti che i membri del gruppo svolgono in sincronia e girando intorno ad un oggetto da venerare, in quanto simbolo del valore. I rituali hanno la funzione di creare fiducia e coesione tra i membri del gruppo e sono ancora presenti in molti contesti, dalla religione, allo sport, alla politica (pensate, ad esempio, ai girotondi).

Immagini di rituali

Nello stesso tempo, però, la coesione di un gruppo attorno ad uno o più valori rende il gruppo ciecodi fronte alle conoscenze che confliggono con i valori morali considerati sacri, rendendo difficile, se non impossibile, il confronto con gli altri gruppi e andando a rafforzare ulteriormente la tendenza al tribalismo che ha caratterizzato la nostra storia evolutiva.

Qual è la differenza tra destra e sinistra?

Sia per la destra che per la sinistra valgono le stesse regole: il giudizio morale è intuitivo e la moralità lega i membri del gruppo ma allo stesso tempo li rende ciechi. Quello che cambia tra i due gruppi è il diverso grado di importanza data alle 6 intuizioni fondamentali, che Haidt e collaboratori hanno indagato tramite un questionario apposito.

Grafico sulle differenze di valori tra destra e sinistra

Grafico sulle differenze di valori tra destra e sinistra

Generalmente, chi è di sinistra o progressista tende considerare sacre le dimensioni della cura, della libertà e della giustizia (intesa nel senso di uguaglianza). Mentre non riconosce grande valore alla lealtà, all’autorità e alla purezza. Ovviamente, con alcune eccezioni: ad esempio nell’ecologismo, che tradizionalmente è di sinistra, è possibile rinvenire il valore della purezza dell’ambiente da salvaguardare dalle contaminazioni dell’inquinamento.

Tra le persone di destra, la cura degli altri ha un valore più basso rispetto a quanto accade tra i progressisti, ma ciò non significa che i conservatori non diano importanza a questa dimensione. La caratteristica del gruppo dei conservatori, infatti, è quella di considerare importanti tutte le dimensioni fondamentali, con piccole differenze quali la giustizia (intesa questa volta nel senso di proporzionalità) e la libertà lievemente superiori alle altre.

Questo significa che mentre chi è di sinistra tende a basare le proprie valutazioni e il proprio agire morale solo su valori quali la compassione e l’uguaglianza, chi è di destra cerca invece di tenere insieme tutti i valori o comunque riconosce anche l’importanza delle altre intuizioni morali fondamentali ed è costretto a mediare o, in certe situazioni, ad optare per un valore su un altro.

Quanto devono essere spessi i confini del nostro gruppo?

Secondo lo psicologo canadese Jordan Peterson, alcune caratteristiche di personalità consentono di predire l’orientamento politico. In particolare, chi è di destra ha una maggiore propensione all’ordine (nel senso di tenere ordinate le cose, categorizzare, suddividere), mentre chi è di sinistra tende ad avere una maggiore apertura all’esperienza, cioè è propenso a ricercare situazioni nuove e a favorire il flusso di informazioni, cose, persone.

Questa differenza si concretizza in atteggiamenti profondamente diversi rispetto ad una questione cruciale: quanto devono essere spessi i confini che separano il nostro gruppo dal resto del mondo?

Per i conservatori i confini devono essere spessi: sentono il bisogno di categorizzare e separare i gruppi; soprattutto, percepiscono come importante salvaguardare le tradizioni, l’ordine morale, l’identità del gruppo e un confine rigido consente di tenere fuori elementi che potrebbero contaminare la purezza del proprio gruppo.

I progressisti tendono invece a pensare che i confini debbano essere il più permeabili possibile o addirittura scomparire, in modo da favorire il flusso di persone e cose, poter esplorare esperienze nuove.

Da un punto di vista evolutivo, secondo Peterson, entrambi gli atteggiamenti sono fondamentali per la sopravvivenza di un gruppo. Sia l’eccesso di chiusura, sia l’eccesso di apertura possono infatti avere conseguenze deleterie, portando da un lato alla sclerotizzazione di una comunità, dall’altro alla sua dissoluzione.

Eppure, abbiamo difficoltà a riconoscere la validità del punto di vista altrui. In particolare, ciò avviene a sinistra, dove – come diceva il sociologo Luca Ricolfi nel libro “Perché siamo antipatici? La sinistra e il complesso dei migliori” pubblicato nel 2005 – il 34% dell’elettorato si sente moralmente superiore; percentuale che sale al 55,9% tra gli elettori politicamente impegnati. Mentre a destra, questa sorta di razzismo etico basato sulla convinzione di essere migliori degli altri sotto l’aspetto morale, intellettuale e culturale, è pari all’8,9% e non supera il 13,8% tra gli impegnati.

Secondo Ricolfi, la credenza di rappresentare la parte migliore del paese, di essere titolari di una superiorità etica, culturale e politica è un atteggiamento mortificante e autolesionistico, che innesca un circuito perverso di chiusura e di autoreferenzialità. Guardando alla parte avversa come a dei barbari da educare o da tenere alle porte se ne sottovalutano, infatti, anche le istanze legittime e le buone ragioni.

Torniamo al caso dell’Aquarius

La vicenda dell’Aquarius può essere considerata paradigmatica per la sua capacità di attivare quasi tutti i meccanismi e le dinamiche di cui abbiamo parlato.

L’immagine di un gruppo di 630 persone, tra cui donne incinte e bambini, che scappano da una situazione di bisogno e si ritrovano abbandonate su una nave con pochi viveri a disposizione è intollerabile per chi mette al primo posto nella propria scala di valori morali la compassione e la cura di chi ha bisogno. Chi ha un orientamento conservatore, invece, mette sul piatto della bilancia anche gli altri valori.

Aprire o chiudere i porti significa chiedere di agire sui confini della nostra società: per alcuni di noi è più importante lasciare fluire liberamente le persone, anche per raggiungere una maggiore uguaglianza, per altri invece è importante anche proteggere la propria identità come comunità e distribuire le risorse con proporzionalità.

La rivalità tribale tra sostenitori e oppositori dell’attuale governo, e in generale tra conservatori e progressisti, si manifesta attraverso le accuse reciproche di buonismo ipocrita e di razzismo.

Perché usare la psicologia morale per comprendere meglio questa vicenda?

A cosa serve parlare dei fondamenti della psicologia morale a proposito della vicenda dell’Aquarius, oltre ad aumentare la nostra conoscenza sui fattori psicologici che influenzano il comportamento umano?

Se non comprendiamo quali sono le motivazioni alla base del nostro comportamento e di quello di chi la pensa diversamente da noi, diventiamo facili prede dell’istinto tribale che ci porta a scontrarci gli uni contro gli altri in un conflitto che può soltanto raggiungere livelli sempre maggiori di escalation.

Se ritengo che una persona che la pensa diversamente da me sia un razzista, cosa posso fare, se non insultarlo e combatterlo? Se anche quando cerca di spiegarsi (ad esempio, la famigerata frase io non sono razzista, ma…) lo condanniamo senza appello?

Abbiamo probabilmente già superato la soglia di incomunicabilità e, se non vogliamo arrivare all’autodistruzione reciproca, dobbiamo fare un passo indietro e ricominciare ad ascoltarci, per poter comprendere meglio.

Comprendere non significa giustificare. Per quanto basato su un valore rispettabile, un comportamento può effettivamente essere razzista o infrangere le leggi e le convenzioni sociali. Chiudere i porti e abbandonare 630 esseri umani al loro destino rientra sono comportamenti razzisti? Probabilmente sì. Di sicuro, sono comportamenti che hanno messo a repentaglio la vita di molte persone.

Ma comprendere è anche il primo necessario passo per costruire una mappa cognitiva il più possibile condivisa, che parte dal riconoscimento e dal rispetto dei valori altrui (e della loro importanza nella nostra storia evolutiva) e che ci possa guidare nella mediazione del conflitto e nella elaborazione di soluzioni più ampie e capaci di tenere insieme i diversi valori e i diversi punti di vista.

 

Nota:

L’immagine di copertina è tratta da Salvezza, reportage a fumetti realizzato proprio sull’Aquarius da Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso. L’immagine è utilizzata con l’autorizzazione degli autori.

Copertina di Salvezza, di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso

 

 


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By |2018-06-14T13:49:55+00:00giovedì 14 giugno 2018|Generale|0 Comments